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Storia



Fin dal Neolitico e per tutta l'età del Bronzo (V-I millennio a.C.) la vallata di Fimon è stata abitata dall'uomo in piccoli villaggi palafitticoli.
Scarse sono le notizie dell'epoca romana e dell'Alto Medioevo, forse perché la vallata era coperta d'acqua, come in effetti la troviamo nelle prime fonti scritte dopo il Mille, quando vi sorsero attorno le chiese e i comuni di Longara, Pianezze, Villabalzana, Pilla, Fimon, Lapio e Arcugnano.

I documenti del Duecento ci dicono che il lago si estendeva ancora su tutta la vallata e che era di proprietà del comune di Vicenza.

Agli inizi del Trecento Vicenza emanò i primi regolamenti sulla pesca al lago e sull'uso del mulino situato all'uscita del lago a Longara.
Verso la metà del secolo Vicenza decise di vendere il lago alle dieci maggiori famiglie della città.

Nel Quattrocento i comuni iniziarono la bonifica della vallata, proseguita nel Cinquecento dal Consorzio di Bonifica delle Valli di Fimon. Lo specchio d'acqua venne ridotto alle dimensioni attuali. Una piccola conca d'acqua rimase anche alla Fontega fino agli anni Trenta del Novecento.

Nei tre secoli successivi la situazione della vallata è rimasta pressoché immutata: era una vasta area pianeggiante, soggetta a frequenti brentane, tenuta a prato, a caresse, e soprattutto a mais (che veniva macinato dai 7 mulini di Fimon e da quello di Longara); i due laghetti e gli innumerevoli fossi abbondavano di anguille, lucci, tinche, gamberi; esisteva un modesto commercio verso Vicenza di frutta, vino, legname. Il lago continuò ad essere di proprietà privata.

Nella seconda metà dell'Ottocento Paolo Lioy intraprese le prime ricerche archeologiche, che proseguirono nel secolo successivo soprattutto in occasione dei cavamenti della torba.

Negli anni Trenta l'ENAL lancia il lago come il "Lido di Vicenza", attrezzandolo del pontile Dopolavoro Nettuno e di una pista da ballo.

Negli anni Sessanta il Ministero dell'Agricoltura espropria il lago e decide di trasformarlo in un grande bacino (si pensava di raddoppiarlo) per irrigare il Basso Vicentino. Del mega progetto viene eseguito "solo" l'argine perilacustre. Per giustificare il disastro, qualcuno suggerisce di trasformare l'argine in una pista di Formula Uno!

Negli anni Ottanta la vallata rischia di essere invasa dal Canale Scolmatore e dal Bacino di Espansione tra Longara, il Bisortole e Pianezze, per risolvere i problemi di allagamento di S. Agostino.
L'opera è bloccata da un comitato che dà voce alla protesta popolare.

Negli anni Novanta un'altra minaccia: il Treno ad Alta Velocità che doveva attraversare in un primo progetto Val Carrari, in un secondo progetto la campagna tra la Fontega e Longara.

Nei primi anni del Duemila l'ECO-FIMON, un progetto articolato in vari interventi (fitodepurazione, parcheggi, biopiscina, struttura didattica) solo in parte approvati dalla Comunità Europea e realizzati.


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